Fino a questo momento si è ritenuto che l’evoluzione umana seguisse degli schemi che potremmo definire – semplificando – casuali. In sintesi, secondo la teoria darwiniana, l’evoluzione del patrimonio genetico non risponderebbe a stimoli specifici, bensì avrebbe come compito precipuo quello di “trattenere” i cambiamenti valutati come positivi e di “abbandonare” quelli che alla lunga si rivelano ininfluenti.
E se così non fosse? Se il nostro DNA fosse in grado, invece, di riconoscere degli stimoli esterni, rispondere e, una volta cessato lo stimolo, ritornare allo status antecedente?
Una teoria affascinate che trova un primo riscontro negli studi condotti nei laboratori dell’Azienda Ospedaliera di Sciacca dal dottore Lillo Ciaccio e dalla biologa Michela Gesù che, effettuando analisi sul patrimonio genetico di donatori di midollo osseo hanno riscontrato strane, e sequenziali, differenze con le analisi del patrimonio genetico contenuto nei cordoni ombelicali.
Come se i primi fossero materia genitrice dei secondi, come se i primi appartenessero a una generazione precedente, a una popolazione diversa, come se i primi contassero una tappa in meno nell’evoluzione dei secondi.
Niente di strano se si prendesse in considerazione un lasso di tempo molto lungo, talmente tanto da poter verificare le mutazioni genetiche del DNA. Ma se stessimo parlando solo di pochi anni?
Be’, risulta evidente che la situazione avrebbe un tono molto diverso.
“Quello che abbiamo verificato – ci conferma il dottor Ciaccio – è che il DNA delle popolazioni siciliane e calabresi nelle aree più prossime allo stretto di Messina riportano una distribuzione del HLA-DR11, una molecola di superficie del DNA, sequenziale, come se nel corso degli ultimi anni questa molecola andasse via via riducendosi. Approfondendo le analisi, abbiamo potuto valutare che questa molecola è maggiormente presente nella popolazione nei pressi dello Stretto di Messina – con una percentuale del 54% - mentre diminuisce man mano che ci si allontana dalla zona: a Caltanissetta è presente solo per un 44%, a Trapani solo per il 38%. Trattandosi, come detto, di una molecola di superficie, quindi di una parte del DNA capace di rispondere agli stimoli esterni, è natuarle supporre che questi numeri, affatto casuali, siano la risposta del nostro organismo ad uno stimolo ambientale, in questo caso una risposta per proteggere l’essere umano da una aggressione esterna”.
“Le nostre ricerche – dice la biologa Michela Gesù – hanno finora confermato che le popolazioni siciliane e calabresi sottoposte ad una irradiazione di gas tossici, quale il radon, hanno così potenziato la loro resistenza al cancro causato da questo gas che si sprigiona in grandi quantità in occasione dei terremoti. Una teoria che è supportata dai numeri, dal fatto cioè che man mano che ci si allontana dall’epicentro del terremoto del 1908, sia geograficamente che temporalmente, la distribuzione del HLA-DR11 diminuisce: le analisi genetiche condotte sul sangue ombelicale ci confermano che siamo di fronte ad una generazione diversa rispetto a quanto evidenziato dalle analisi dei donatori di midollo”.
Insomma, per dirla facile, il DNA umano non solo è capace a rispondere agli attacchi dell’ambiente, ma è anche capace di riconoscere la fine del pericolo e di far ritorno alla sua forma precedente. Una scoperta non da poco, che ha già richiamato su di sé l’attenzione del magazine scientifico statunitense Nature Genetics che presto pubblicherà i risultati di questo studio sulle sue prestigiose pagine. (emilia gatti)
Lillo Ciaccio, direttore del servizio trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Sciacca, è direttore della Banca regionale del cordone Ombelicale, il centro collegato al registro BMDW
(Bone Marrow Donors Worl.dwid, donatori di midollo osseo nel mondo) la cui attività è coordinata dalla biologa Michela Gesù.
www.bmdw.org -
www.staminali.aduc.it
 | | 28 dicembre 1908 Erano le 5 e 21 minuti del 28 dicembre 1908 quando la terra di Messina e Reggio Calabria iniziò a tremare, a scuotersi, a sollevarsi. Per 37 interminabili secondi sulle due città dello Stretto si propagò un terremoto con magnitudo 7,2 della scala Richter (che, su base teorica, arriva a 10), terremoto che con i suoi sussulti aveva presentato solo il suo aspetto meno catastrofico. Da lì a poco, la popolazione delle città che aveva cercato rifugio lungo la costa venne sopraffatta dallo tsunami elevatosi al centro dello Stretto proprio a causa del sisma. Il 28 dicembre 1908 morì oltre il 60% della popolazione messinese e circa il 50% di quella costiera calabrese. |
Il nemico radon
Gli scuotimenti del suolo terrestre, prima durante e dopo un terremoto, producono una notevole immissione nell’atmosfera di gas quali Anidride Carbonica e Radon (222Rn). Quest’ultimo, prodotto in una lunga serie di decadimenti radioattivi principiati nell’Uranio (318U), decade a sua volta ed è proprio questo processo a renderlo molto pericoloso. Secondo l’EPA (Environmental Protection Agency), l’esposizione prolungata al Radon è il principale fattore di rischio per cancro ai polmoni dopo le sigarette. Il Radon entra nel corpo umano soprattutto abbandonando l’acqua in cui è disciolto e diffondendosi nell’aria, in particolar modo se la temperatura dell’acqua è alta.