Ovvero, i dati sconsolanti dell’annuario statistico regionale 2006

È una buona abitudine che ha contagiato anche la Regione Siciliana. Un’abitudine che hanno un po’ tutti, per rendere le cose più chiare, per spiegare i fatti il più semplicemente possibile. Ovvero, ridurre l’essenza di un posto - una città come una regione o uno stato - in numeri e percentuali. Lo fa da sempre la CIA, ovviamente.
Perché è vero che funziona. Collegandosi al sito www.cia.gov/ library /publications/the-world-factbook, selezionando (in alto) il Paese che più vi aggrada, potrete avere immediatamente un’idea chiara di quello Stato, leggendo tutti i dati “sensibili” in numeri e percentuali.
Dando uno sguardo alla Spagna, ad esempio, si apprende che nel 2006 la sua produzione industriale è cresciuta dello 0,6%, che al 30 giugno dello stesso anno il suo debito estero ammontava a 1.591 miliardi di dollari, e che al 31 dicembre 2005 nel territorio di re Juan Carlos squillavano 41.328 milioni di cellulari (considerando che al 31 luglio gli spagnoli sono 40.448.191, si capisce che il 102% dei sudditi ne possiede uno...). Insomma, cose così.
Una “cosa così” è fatta anche dalla nostra Amministrazione regionale, limitando gli studi e le ricerche al territorio di competenza. L’annuario statistico regionale targato 2006 è stato pubblicato sul sito della Regione a metà agosto e, cercando tra i suoi schemi e le sue percentuali, si trovano dati abbastanza interessanti.
Si legge, ad esempio, che siamo la penultima regione italiana per grado di istruzione (mediamente ciascun siciliano studia solo 8,2 anni contro i 9,5 dei laziali), che ci meritiamo il secondo posto per numero di ragazzi che abbandona la scuola (peggio di noi, solo la Sardegna); ricicliamo solo il 5,4% dei rifiuti solidi urbani (anche se questo dato ci sembra addirittura “eccessivo”, bisogna sempre paragonarlo al 43,9% del Veneto, al 40,9% della Lombardia oppure allo stesso 9% della Calabria), che siamo al 12° posto per aree protette con il 13,5% di territorio posto sotto tutela, così come per numero di veicoli (57,4 per 100 abitanti). Però siamo i 14° per incidenti mortali sulle strade (solo il 27,36% dei nostri crash conta vittime, un numero ben lontano dal 44,53% della Basilicata, ma anche dal 17,78 della Lombardia...), ma anche i terzultimi per traffico di merci su strada con misere 7,1 tonnellate per abitante (dal Molise in su non si scende mai sotto le 21 tonnellate!), e terzultimi per utilizzo dei mezzi pubblici (e questo, permettete lo sfogo personale, non certo per “colpa” nostra).
Andiamo alle dolenti note (al peggio non c’è mai fine...). Siamo i primi per disoccupazione (16,2%), i secondi per disoccupazione giovanile (44,8%) e per lavoro nero (26%); quartultimi per depositi bancari (ciascuno di noi ha in media un “tesoretto” di 6.518 euro contro i 17.873 della Lombardia o i 13.255 della Valle d’Aosta); penultimi per spese relative al vitto (418 euro al mese) e ultimi per le altre spese (1.263 euro/mese), primi per indice di povertà (30,8%), ma ottavi per capacità di esportazione di prodotti di alta qualità. Siamo, infatti, i terzi per valore di produzioni agricole e per produzione di vino, gli ottavi per qualità di offerta turistica (ci batte anche la Basilicata!), ma i primi per numero di lavoratori nel settore. Insomma, gli studi effettuati su un arco di tempo pari agli ultimi quattro anni non lasciano adito a dubbi: la Sicilia naviga tra gli ultimi posti della classifica generale. Eppure, è così bella...