La Sicilia, terra ricca di tradizione e di contraddizioni è impegnata nell’ardua impresa di realizzare numerosi parchi eolici
La Sicilia si trova pienamente coinvolta nel contesto nazionale e internazionale finalizzato alla produzione della cosiddetta energia elettrica “pulita”. Già alcuni anni dopo il 1997, data in cui l’Italia ha firmato il protocollo di Kyoto, vengono realizzati in Sicilia i primi impianti eolici e bandito il primo concorso internazionale di idee, “Paesaggi del Vento”.
La Sicilia, terra ricca di tradizione e di contraddizioni - dove ogni pietra parla di storia, di archeologia e di natura - si trova così impegnata nell’ardua impresa di realizzare numerosi parchi eolici.
Oggi, percorrendo le strade del territorio siciliano, si incontrano ripetute file di torri eoliche che pongono una serie di domande: come funzionano?, inquinano?, sono rumorose? Sicuramente “inquinano” il paesaggio!
Da ingegnere impegnato proprio in questo ambito, voglio provare a dare qualche chiarimento in merito.
Un parco eolico è costituito dalla ubicazione puntuale di aerogeneratori, ovvero le “pale eoliche”, con una distribuzione apparentemente casuale, ma che in realtà segue le condizioni morfologiche, tecniche e paesaggistiche del sito.
Esistono aerogeneratori di dimensione e potenza differenti, e la scelta del tipo più idoneo dipende da quanto scaturisce dalle scelte progettuali e dagli studi ambientali.
Ogni pala si innalza da una piazzola di manovra, collegata alle altre da sentieri carrabili realizzati appositamente o adattando quelli già esistenti. Lungo queste strade passa il cavidotto interrato che trasporta la corrente elettrica prodotta dalla singola torre alla sottostazione, dove la corrente viene innalzata alla potenza di 150kV (AT) per poter essere finalmente immessa nella Rete Nazionale.
L’impianto, però, come è chiaro a tutti, ha un forte impatto paesaggistico. È vero che a differenza del combustibile non inquina l’acqua, l’aria, o il suolo; ma non si può negare che modifichi il paesaggio. Ma se non si può nascondere un parco eolico, si può studiare la posizione più opportuna dove ubicarlo. A tal riguardo la Regione Siciliana ha emanato il Decreto del 28 aprile 2005, nel quale si definiscono i “Criteri relativi ai progetti per la realizzazione di impianti industriali per la produzione di energia rinnovabile mediante lo sfruttamento del vento”.
Tale decreto vuole spingere le amministrazioni e gli imprenditori verso investimenti “nell’architettura degli impianti in armonia con il paesaggio”.
In tal senso, gli studi progettuali devono individuare le componenti sensibili presenti nel sito, quali possono essere i beni architettonici o archeologici, paesaggistici o naturalistici ed elaborare modelli tridimensionali e opportune cartografie tematiche per conoscere il paesaggio prima della realizzazione dell’impianto, e così poterlo preservare dopo.
Per quanto attiene all’impatto sulla fauna, sulla flora e il rumore, tale impatto è tanto più forte quanto è più di pregio l’area ove si vuole realizzare l’impianto. Dallo studio dell’uso del suolo e dalla carte geomorfologiche deve scaturire l’ubicazione della singola torre, prediligendo una area antropizzata e stabile, dove possibilmente non siano presenti flora e fauna di pregio. Lo stesso discorso vale per il rumore: è matematicamente rilevato che in un sito antropizzato, come può essere un suolo agricolo, ad una distanza di poche centinaia di metri dalla torre il rumore della macchina non è più distinguibile dal rumore di fondo.
Insomma, i pregi sembrano essere più dei difetti tra i quali resta quello dell’impatto visivo e dell’invasione ambientale. Però, non vi sembra meglio avere un panorama a eliche per l’energia pulita, che un panorama bellissimo al prezzo della vita del nostro pianeta?
(giovanna scuderi)