Le venti tombe a grotticelle che si aprono all’ingresso di Caltabellotta ci informano subito dell’origine preistorica del luogo. Sicani, Fenici, Greci, Romani, Arabi e tanti altri non riuscirono a resistere al fascino del sito, alla sua ricchezza di terra e di acqua, e qui, abitando, hanno lasciato importantissime tracce di storia e di cultura.
A partire dal dialetto, ancora oggi arricchito di termini arabi e greci, passando alle golose tradizioni gastronomiche (che affronteremo in seguito) e finendo con il designare Caltabellotta città simbolo di pace, con il castello della cittadina eletto a luogo per firmare il famoso trattato di pace tra Angioini ed Aragonesi (31 agosto 1302), evento ogni anno commemorato durante la terza decade di agosto.
Ciò che si può festeggiare ogni giorno qui a Caltabellotta è il palato, senza alcun timore per la salute.
Autore di questo “miracolo” è l’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà autoctona del Biancolilla di Caltabellotta, un olio che leggenda vuole essere stato usato da Sua Maestà la Regina Margherita di Aragona da cui il nome di “Sua Eccellenza”. Particolari le sue caratteristiche organolettiche (che lasciamo ai professionisti del settore), così come straordinario è il suo gusto (che affrontiamo ben volentieri noi, crudo, semplicemente con il pane).
Bisogna sottolineare che gli uliveti qui crescono secondo regole naturali, potremmo dire “di agricoltura biologica”, senza quei trattamenti antiparassitari e anticrittogamici che rischiano di bruciarne il sapore.
Una tradizione antichissima, questa dell’olio, così come antiche sono le radici da cui sono germogliate le feste tradizionali che accendono il paese a partire dal Natale, momento in cui tutta Caltabellotta si trasforma nella Betlemme di 2000 anni fa. E nelle grotte del circondario si allestisce la stalla in cui viene rappresentata la Natività, mentre il paese viene attraversato dai mille raggi luminosi della Cometa, l’odore dei dolci tipici, i cuddureddi, si spande per tutta la valle.
Altrettanto emozionante è la Settimana Santa, con la visita dei Sepolcri il Giovedì, qui chiamati li Sibbulichi; la drammatizzazione della Via Crucis del Venerdì, fino alla nisciuta di San Micheli che, la Domenica, annuncia a Maria la resurrezione del Figlio.
Durante la Settimana Santa si prepara la froscia, un piatto a base di uova, pane, formaggio grattugiato, ricotta, latte, asparagi e melissa, e, come dolce, lu cannileri, ancora un uovo, colorato e inserito in una pasta a forma di colomba, panierino o pesce.
L’ultima domenica di luglio, poi, si festeggia la Madonna dei Miracoli e il SS. Crocifisso che, nel 1601, accordarono la propria protezione al paese dall’epidemia di colera. Nel corso della processione del sabato, i fedeli trasportano l’oro donato alla Madonna fino alla Chiesa di Sant’Agostino, dove viene riconsegnato alla statua cui è offerto. Tradizione vuole che durante i festeggiamenti si cucini la cubaita, un dolce “dolcissimo” a base di zucchero, sesamo, miele, cannella e limone che si mangia a cubetti, come il cioccolato.
E se agli amanti delle opere architettoniche consigliamo di non mancare la visita alle tante chiese e alle testimonianze storiche come il castello, le necropoli, il quartiere arabo di Terra Vecchia, la Chiesa e il Convento di San Pellegrino, e alle mille tracce di storia che qui si incontrano, inclusa quell’apertura naturale - detta “lu Pirtusu”- che congiunge i due versanti del paese, agli amanti della buona tavola consigliamo di non perdere i formaggi e la ricotta, la carne d’agnello e di castrato e la salsiccia, vere e proprie opere d’arte del gusto.