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 Cattolica Eraclea

Monografie
Viaggi incantati tra arte e natura



La Cattolica fu il suo primo nome, per troncare definitivamente ogni improponibile collegamento con il passato saraceno di tutta la zona. Un passato che Blasco Isfar et Corillas doveva in tutti i modi cancellare, soprattutto per ingraziarsi i favori della cattolicissima casa reale del Seicento.

  Gli scavi archeologici di Eraclea Minoa  Il Teatro Greco

Cattolicissima quell’Eraclea che, un secolo dopo la sua fondazione, mentre ancora si respirava la profonda fede di Giovanna, figlia di Blasco, si riempì di chiese e di edifici religiosi, ancora oggi straordinari esempi d’architettura, proprio come lo è la Matrice, dedicata allo Spirito Santo, edificata nel 1745 e catalogata dalla Commissione Diocesana di Arte Sacra tra i monumenti più rari di arte barocca siciliana di tutta la diocesi.
Troppe le testimonianze di questa ricchezza per questo spazio che, per mere ragioni di “priorità” deve conservare righe per quello che oggi viene considerato il più grande capolavoro della cittadina: Eraclea Minoa, ossia la parte archeologica che affonda le sue radici fino a 4.000 anni fa!
Minoa, infatti, è di origini cretesi: leggenda vuole che sia stata costruita da Minosse in persona, giunto qui per distruggere la città di Kokalo, re che diede riparo a Dedalo, architetto colpevole di aver favorito la tresca amorosa tra la moglie di Minosse, Pasifae, e il Toro, genitori del mostro Minotauro.
Fatto sta che le leggendarie, tragiche origini di Minoa si sono rispecchiate lungo tutto il corso della sua storia, visto che il fiorente centro a pochi passi da Capo Bianco venne distrutto a diverse ondate, fino a scomparire del tutto dalla storia nel 70 a.C.
Ciò che resta oggi è tutta la magia di una città silente, brillante al sole nei suoi cristalli di gesso e aperta a ciò che fu l’Uomo con il suo incredibile anfiteatro, mentre dalla pineta si alza il profumo di resina. Ecco, ci siamo. Oltre la cortina fitta di una pineta colorata anche dal ciclamino, le dune della spiaggia bianchissima di Eraclea, il suo mare trasparente, ricco e incredibilmente pulito.
Tutta questa meraviglia non può che fare del turismo una delle principali attività economiche del luogo che, oltre alle bellezze offerte in dotazione da Madre Natura, ci ha messo del suo coltivando le dolcissime colline a vigneti ed uliveti.
L’autoctono Inzolia per il vino e le varietà di Biancolilla, Passulunara e Nocellara per l’olio sono i principali motivi di orgoglio dell’economia agricola cattolicese.
Grazie alla sua posizione geografica, quindi come tutti gli altri paesi delle Terre Sicane, il clima qui è mite e permette, anzi, arricchisce le feste tradizionali che si svolgono sempre all’aperto.
Particolari i festeggiamenti per San Giuseppe, patrono del paese, che ogni 19 marzo vede imbandita in Piazza Roma una particolare tavolata dove commensali sono la Sacra Famiglia e tredici santi (tutti interpretati da abitanti della cittadina).
Commoventi le tradizioni pasquali, a partire dal Venerdì Santo, con la processione che percorre un Calvario estremamente simile a quello di Gerusalemme, lungo un percorso segnato dalle 14 cappellette che conducono alla Chiesa di San Calogero.
Allo spuntar della prima stella, il simulacro del Cristo viene deposto e portato in spalla mentre la folla intona i lamenti. Un’atmosfera cupa e triste che viene spazzata via dal mantello fiorito della Madonna che, la domenica a mezzogiorno, abbandona il lutto dopo che San Michele le annuncia la Resurrezione per ben tre volte.
Atmosfera gioiosa dall’inizio alla fine, invece, per la rappresentazione del Presepe Vivente, il 6 gennaio alla Zubbia, una grotta naturale alle falde di Monte San Calogero, luogo dove giungono i tre Re Magi, cui segue una tradizionale distribuzione di ricotta e tuma preparate dai pastori per l’occasione.


Nota:

Pubblicato su Sikania n° 238 Settembre 2006


Testo di Emilia Gatti

Foto di Pucci Scafidi > Salvatore Prestifilippo > Hanne Carstensen




 
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