Prima di spiccare il volo, però, è bene guardare più da vicino il suolo su cui camminiamo.
Una terra cotta dal sole, questa di Ustica (il suo nome proviene proprio dal latino
ustum, bruciato), che pure riesce a dissetare meravigliose macchie di verde mediterraneo, non prive di vegetazione particolare.
Vi cresce il limonio di Boccone (
Limonium Bocconei), una pianticella che germoglia, nel mondo, soltanto nel palermitano, a Favignana a Levanzo e qui ad Ustica; vi cresce la
Crithmo limonietea, che impreziosisce la natura rupestre dell’isola; vi fiorisce il cappero (
Capparis spinosa) con i suoi petali delicati e gli stami rosso porpora; cresce il senecione, sia quello siculo (
Senecio siculus) che quello costiero (
Senecio leucanthemifolius), pennellando con i suoi petali gialli le rocce scure. Fiorisce il vilucchio rosa (
Convolvulus althaeoides) aprendo le sue delicate campanule; l’erba-lombrica comune (
Scorpiurus muricatus) si affaccia timida, mentre il trifoglio stellato (
Trifolium stellatum) si erge in tutta la sua puntuta curiosità.
A Ustica ci sono praterie di lino delle fate annuale (
Stipa capensis) e macchie di barboncino mediterraneo (
Cymbopogon hirtus); la finocchiella di Boccone (
Seseli Bocconi s. Bocconi) lancia le sue piatte infiorescenze al di là delle pietre per raccogliere il sole, e l’erba saetta (
Plantago coronopus s. commutata) raccoglie tra i suoi ciuffi gocce di rugiada e acqua piovana. Ancora pois gialli con i ginestrini, sia quello commestibile (
Lotus edulis) che quello delle scogliere (
Lotus cytisoides), mentre la silene rosseggiante (
Silene rubella) stinge di porpora il verde acido delle steppe. Poi, le macchie di lentisco (
Pistacia lentiscus), sparzio (
Calycotome spinosa), alaterno (
Rhamnus alaternus) ed euforbia (
Euphorbia dendroides) che riconquistano le pendici rimboschite.
A guardare il mare da più vicino, l’erba cristallina (
Mesembryantheum nodiflorum) con le sue foglie che sembrano gocce di verde.
Ancora una pianta, quella delle lenticchie (Lens culinaris), per ricordare una delle produzioni più gustose di questa riserva.

Sulle ginestre e tra i pini d’Aleppo, laddove si nascondono conigli (
Oryctolagus cuniculus) e lucertole (
Podarcis sicula), rospi smeraldini (
Bufo viridis) e biacchi (
Coluber viridiflavus), questi ultimi innocui serpenti conosciuti con il nomignolo di “serpi nere”; su questo paradiso naturale volteggiano, ciascuno nel suo tempo migratorio, sparvieri
(Accipiter nisus) e lodolai (
Falco subbuteo), nibbi bruni (
Milvus migrans) e gheppi (
Falco trinnunculus), poiane (
Buteo buteo) e grillai (
Falco naumanni). Tantissimi ancora gli altri falchi: ci sono i pescatori (
Pandion haliaetus) e i cuculi (
Falco vespertinus), pecchiaioli (
Pernis apivorus) e pellegrini (
Falco peregrinus) - che, insieme con i barbagianni (
Tyto alba) sono stanziali e nidificanti-, oltre che falchi di palude (
Circus aeruginosus) e falchi della regina (
Falco eleonorae).
Avvistate albanelle (
Circus pygargus e circuì macrourus) e persino aquile minori (
Hieraëtus pennatus), oltre - ovviamente - ai grandi stormi di gruccioni (
Merops apiaster).
Se possiamo considerare “comune” la presenza di cormorani (
Phalacrocorax carbo), occhiocotti (
Sylvia melanocephala), cornacchie grigie (
Corvus corone cornix), cardellini (
Carduelis carduelis) e aironi (
Ardea cinerea), quantomeno “importante” è quella di tordi bottacci (
Turdus philomelos) e beccacce (
Scolopax ruticola), “straordinaria” -invece- quella del passero solitario (
Monticola solitarius): il suo habitat non dovrebbe essere così caldo e asciutto.
Questa riserva, nonostante tutto quanto abbiamo finora detto, ci offre ancora una sorpresa: la presenza di uno dei ragni più grandi d’Italia.
È l’argiope , un aracnide - davvero bello a vedersi, così elegante nella sua livrea a strisce - che tesse tele molto grandi (le femmine sono delle vere artiste) soprattutto, ed è qui la particolarità del ragno, grazie alle informazioni genetiche che la specie si tramanda.
Come dire: la tela non è fatta “dal” ragno, ma è una manifestazione esterna “del” ragno stesso.
Ustica, perla nera del Mediterraneo, è quindi anche importante riserva di vita. Vita animale, vegetale e, come testimoniato dalle pietre, anche umana fin dalle età più antiche. Nella zona detta dei Faraglioni si può visitare il grande villaggio preistorico, con tanto di disegno toponomastico a renderlo particolare. Capanne a pianta quadrata, oltre che circolare, disposte ai lati di una intuibile rete viaria, che ancora oggi possiamo percorrere come fecero uomini e donne dell’Età del Bronzo.
Insomma, la Riserva Naturale terrestre di Ustica è un viaggio nella Natura più sorprendente e, contemporaneamente, nella Storia di questo mondo.