
Viaggio ad Ovest (parte prima)
Data: Mercoledì, 05 luglio @ 00:00:00 UTC Argomento: Monografie
1/Alcamo & Co.
Svegliarsi presto, quando si è in vacanza, può sembrare un incidente imprevisto. Ma, visto che a volte capita, si può approfittare di questo strano silenzio che avvolge il centro abitato di Alcamo per vedere, con questa luce che schiarisce dal rosa aranciato all'azzurro luminoso del giorno, che effetto fa questa deliziosa cittadina quando nell'aria, oltre all'odore dell'erba e dei fiori che crescono in ogni aiuola, inizia a spargersi l'aroma del caffè. Be', la colazione - in uno qualunque dei bar già aperti fin dal primo mattino - è di per sé un viaggio nel gusto dei prodotti locali, e se non fosse per la voglia che spinge a percorrere la poca strada che separa il centro dalla frazione di Alcamo Marina (la cui spiaggia sembra chiamare con voce da sirena), si potrebbe pensare di fare una digressione dal programma e restare ad assaggiare un po' di tutto. Ma, con questa luce sempre più trasparente, le mura del Castello dei Conti di Modica sembrano un miraggio che incuriosisce qualunque visitatore passi per Piazza della Repubblica, l'antica piazza d'armi aragonese. Così, cappello in testa e cono gelato in mano (come si fa rinunciare ad un gelato al limone, così buono e genuino che ci si trovano persino gli ossi dell'agrume?) decidiamo di approfittare di questa bella mattina per fare un tour cittadino, iniziando, appunto, dal castello.
Se la leggenda racconta che sia stato edificato dagli Arabi nell'827, la storia dice che l'anno della sua costruzione sia il 1350 (circa) e che la famiglia che lo volle erigere sia stata quella dei Chiaramonte. Il fatto è che è davvero imponente con la sua strana forma a rombo appuntato da quattro torri, due quadrate e due circolari, all'interno delle quali si è vissuta una vita davvero intensa. Iniziando dalla torre circolare con lo stemma nobiliare (dei Peralta, predecessori dei Chiaramonte, o addirittura di Federico II?), troviamo la torre quadrata in cui alloggiavano le sentinelle, poi la torre circolare che ospitava gli esponenti di sangue blu di passaggio e poi, all'interno dell'ultima quadrata - detta Torre Maestra - si aprivano le celle in cui venivano torturati i prigionieri.  Il castello, recentemente restaurato, è visitabile dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 13 e dalle 16 alle 20.00 (informazioni tel. 092422301). Proseguendo questo viaggio tra le strade di Alcamo, magari lasciando le vie principali per addentrarsi nelle più pittoresche e arabeggianti stradine che si inerpicano verso Monte Bonifato, ecco incontrare la Porta Palermo, all'inizio di corso VI Aprile, che dal XIX secolo dà il benvenuto con i suoi bassorilievi in bronzo, un omaggio alla vita quotidiana degli alcamesi e al più famoso figlio della città, il poeta Cielo D'Alcamo. Superata la porta, subito a sinistra ecco aprirsi la piazzetta dei Vespri e la Chiesa di San Francesco d'Assisi, originaria del Trecento ma ricostruita nel 1716. Della struttura primaria conserva la torre campanaria e le porte con archi a sesto acuto, e al suo interno si ammirano le sculture di S. Marco e della Maddalena ad opera di Antonello Gagini. Di Giacomo Gagini è il trittico in marmo della seconda metà del Cinquecento. Sfogliando velocemente tutte le altre chiese da non mancare, bisogna assolutamente segnare come tappa la Chiesa barocca dei SS. Paolo e Bartolomeo con la tela della “Madonna del Miele”, datata tra il XIV e il XV secolo (è la tela più antica in Alcamo); la Chiesa cinquecentesca dedicata ai SS. Cosma e Damiano con i dipinti di Borremans “La Madonna con il bambino tra i Santi” e “L'Immacolata”, e le statue La Carità e La Giustizia di Giacomo Serpotta. Sempre dello scultore, qui ad Alcamo si possono ammirare i suoi veri capolavori: sono le statue di San Pietro, San Paolo, La Maddalena, l'Addolorata, La Purezza, La Fortezza, La Mansuetudine e La Pace che adornano le pareti della Chiesa di San Francesco di Paola, detta anche della Badia Nuova, anch'essa cinquecentesca. Dopo la quattrocentesca Chiesa di S. Maria del Gesù, quella del Rosario e del SS. Salvatore (XVII secolo), quella di Sant'Oliva con i bellissimi altari in marmi policromi e la statua della Santa di Antonello Gagini, si può iniziare la discesa verso il Santuario della Madonna dei Miracoli, con il dipinto ritrovato in questo stesso luogo nel 1547, oggetto di profonda venerazione da parte degli alcamesi e non solo. Qui il silenzio sembra essere quello intatto e puro che avvolge la Riserva Naturale Orientata Bosco di Alcamo, proprio sulle pendici di Monte Bonifato, distante dalla città non più di dieci minuti di comodissima strada che porta fino in cima. Aparte il panorama davvero mozzafiato che si allarga su tutto il golfo, bisogna sottolineare la comodità dei sentieri (quello di San Nicola sul versante meridionale, quello delle orchidee su quello occidentale, e quello detto della Panoramica Est che conduce fino in cima al monte) attraverso i quali intraprendere un viaggio nel viaggio alla scoperta della flora - qui cresce la bellissima Peonia Mascula Miller e un incredibile numero di orchidee - rappresentata dai giganti Leccio, Roverella e Sommacco. Come fauna, invece, se è possibile incrociare il volo del gheppio o della poiana, se è frequente ammirare il picchio rosso maggiore, solo i più fortunati avranno la possibilità di incontrare volpi, istrici e ricci, famosi come sono per la loro furbizia e timidezza. Per visitare i ruderi architettonici risalenti al periodo arabo della Funtanazza, della Torre Saracena o della Porta della Regina è bene accettare la guida degli uomini dell'Ente gestore (Provincia Regionale di Trapani - uffici della Riserva tel. 0924 507629). E adesso, giù verso la borgata marinara, dove il mare trasparente e l'ennesimo gelato aspettano a spiaggia aperta! Tra una nuotata e l'altra, lo sguardo pizzica quello che sembra essere una piccola penisola che si allunga proprio a occidente. Non è una penisola, bensì il castello a mare di Castellammare del Golfo. E visto che si tratta dello stesso golfo e dello stesso mare, una tappa in questa cittadina non è proprio da saltare.  Come tutti i borghi marinari, Castellammare si allarga sul suo mare, attorno al porto che la rese famosa nel tempo che fu ma, dopo aver vistato tutti i monumenti di Alcamo, c'è bisogno di qualcosa di diverso. Tanto per cominciare, si cambia gusto del gelato e al bianco del limone qui si deve preferire il rosa carico del gelato ai gelsi. Certo, così come è buonissimo anche il gelato al pistacchio o alla fragola (va bene, anche qui il gusto limone è formidabile…), sarebbero da scoprire anchele chiese, come quella detta di l'agnuni, ovvero la cinquecentesca Chiesa della Madonna del Rosario, una piccola chiesa molto frequentata dalle famiglie dei pescatori, o quella a tre navate che occupa la piazza Matrice, proprio in centro del paese, la Chiesa Madre dedicata a S. Maria del Soccorso: tele, statue e affreschi sono davvero dei tesori da ammirare. E poi c'è il castello, un tempo collegato alla terra ferma con un ponte, ma adesso punta estrema del paese. È qui che bisogna concentrare parte delle energie perché da buon viaggiatore non ci si può perdere il Museo Etnoantropologico “Annalisa Buccellato” che vi è stato allestito nell'ala est, in “condominio” si potrebbe dire con il Museo dell'Acqua e dei Mulini. Il Museo Buccellato (aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 - informazioni tel. 0924 33533) conserva tutti quegli oggetti di uso quotidiano legati all'attività contadina di queste terre. Infatti, prima ancora che le attività di pesca, questo porto fu reso famoso dagli Arabi (ma lo era ancor prima con i Romani e con gli Elimi) proprio per la possibilità di esportare lungo le rotte del Mediterraneo i cereali e tutti gli altri prodotti di questa zona, olio e vino inclusi. E visto che si è già in zona, basta sporgersi un po' dalle finestre con vista mare per osservare il lavoro quotidiano dei pescatori che oggi, quasi come ieri, preparano le reti e le barche per le battute notturne. Camminando per l'intreccio delle strade e stradine - chiaramente in stile arabo - si deve raggiungere, per conoscere davvero Castellammare, la via Mascagni, là tra Cala Marina e il quartiere detto della Chiusa dei Crociferi. In una vecchia casa di pescatori è stato aperto il Museo del Mare (informazioni tel. 335 6536077), che espone tutti gli attrezzi da pesca, sia del passato più lontano che di quello più recente: reti, cordame e strani aggeggi che sembrano far rivivere ancora le antiche tradizioni del luogo. Fin qui la parte teorica. Ma un viaggiatore che si rispetti non si può accontentare di teche e didascalie: cerca anche la scoperta pratica, quella sentita sulla pelle, magari dopo aver faticato un po'. Parlando di vacanze, però, è bene limitare la fatica il più possibile quindi… è sufficiente chiedere a qualche pescatore del luogo per raggiungere (comodamente) in barca la grotta di Santa Margherita. Bisogna visitarla perché altrimenti si perderebbe l'incontro con alcuni degli affreschi più “seducenti” di tutta la costa. Per niente preistorici - anzi, risalgono ad un periodo compreso tra il XIV e il XV secolo - raffigurano santi ed animali. Ed è proprio questa caratteristica (c'è la figura di uno squalo e quella, tra le altre, di Santa Margherita) ad aver convinto gli studiosi che si tratti di una grotta in cui gli antichi pescatori della vicina tonnara venivano a chiedere protezione al Cielo contro i pericoli del mare. Ah! Questi affreschi non sono affatto frutto di arte popolare: per fattura e cura dei particolari sembra proprio che siano opera di maestri del tempo. Certamente opera della grandissima maestra che è la Natura, la Baia di Guidaloca, un po' più ad ovest, che per bellezza di mare e pulizia della spiaggia (niente sabbia qui, solo ciottoli) non ha nulla da invidiare a certe cartoline caraibiche, è tappa obbligata per quanti vogliono scoprire la costa dei pirati. Infatti, dopo l'immancabile bagnetto in questo mare di cristallo, basta allungarsi di pochi chilometri per raggiungere Scopello, antico porto che, per tutte le sue dominazioni, ha avuto praticamente lo stesso nome: scoglio. Questa antica tonnara infatti era Scopelos per i Greci, Scopellum per i Romani e Iscubul Iactus per gli Arabi, perché l'attrazione principale di questa splendida baia sono i suoi faraglioni, scogli imponenti che sembrano essere stati scagliati in questo golfo dalle ire di qualche Ciclope fuori rotta. Lasciando perdere le storie, si sa che la tonnara antica venne abbandonata proprio perché la zona era infestata dai pirati che nascondevano le loro navi e le loro bandiere tra i faraglioni, praticamente scomparendo alla vista di quanti davano loro la caccia. Ma, grazie alla loro presenza, tutta la zona è costellata da antiche torri d'avvistamento. Ce ne sono persino sui faraglioni e non è difficile tracciare una linea di comunicazione unica e lunghissima che da questa punta occidentale accendeva fuochi di segnalazione in cima a tutte le torri fino a Palermo ed ancora più in là…  Lasciando perdere i pirati, si torna a questo mare: fare il bagno in questo specchio d'acqua, magari proprio tra i faraglioni, è una di quelle esperienze che si finisce per raccontare agli amici e finanche ai nipoti! Ma Scopello non è soltanto mare. Di sera, per esempio, si può scegliere di gustare una delle famose granite offerte dai bar del centro abitato, con il suo baglio attorniato dalle case e le sue stradine che scendono tutte verso la piazzetta. Il panorama è tra i più incredibili che si possono immortalare con macchine fotografiche o più moderne telecamere. Se poi si becca il momento del tramonto… Ora di cena, dunque. Ora di gustare la cucina del luogo, ovviamente a base di pesce, e per dedicare le ultime energie del giorno ad ammirare le ceramiche che qui si producono. “Pancia piena vuole riposo”, quindi è meglio concedersi un giorno di pausa prima di partire alla scoperta della natura che circonda queste spiagge e questi paesi: la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro ( www.riservazingaro.it). Oggi area protetta, ma apertissima ai visitatori, tutta quest'area è stata abitata fin dai tempi più remoti: alcune tracce parlano di abitanti vissuti circa 10.000 anni fa! Queste sono tracce che si trovano nella Grotta dell'Uzzo, al Baglio Cusenza o alla Tonnarella dell'Uzzo, ma certamente le guide dell'Ente gestore (Azienda Regionale Foreste Demaniali, informazioni tel. 800116616) sapranno raccontare dettagli molto più curiosi.Tra un sentiero e l'altro (e chiunque ci sia stato anche solo una volta “sa” che non ci si dimentica di una passeggiata come questa!), in questi 1.600 ettari di riserva si incontra di tutto: fino ad oggi è stata registrata la presenza di ben 650 specie vegetali diverse, di cui almeno 20 endemiche o molto rare, anche se la vera padrona di questi pendii è la palma nana. Però agli occhi degli esperti sicuramente si scopriranno le varietà endemiche di tre orchidee, di limonio e di garofano selvatico. Tra gli animali, certamente l'incontro più fortunato sarebbe quello con l'aquila del Bonelli, ma - a proposito di incontri - è bene tenere presente che tra questi sassi striscia anche la vipera. No problem: prima di compiere l'ascensione, è bene chiedere consiglio all'Ente gestore che risolverà ogni possibile questione. Una cosa è garantita: non c'è animale pericoloso che possa tenere lontano da questo paradiso chi c'è già venuto, perché se si vuol conoscere un paradiso terrestre è qui che si deve venire. Come tutti luoghi belli, raggiungere questi angoli non è certo riposante. Quindi, prima di intraprendere la seconda parte di questo viaggio, è bene concedersi una pausa. Alla prossima puntata!
Pubblicato su Sikania - Numero 237, Luglio 2006
testo Emilia Gatti
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