O mio benevolo lettore, che andrai un giorno a Catania, ricordati di fare il giro della ferrovia Circumetnea, e dirai che è il viaggio circolare più incantevole che si possa fare in sette ore sulla faccia della terra.

Difficile immaginare una presentazione migliore di quella scritta da Edmondo de Amicis all’indomani dell’escursione compiuta sul vulcano a bordo di uno dei trenini della ferrovia dell’Etna, all’epoca quasi nuova di zecca. Una ferrovia (sono ancora parole di De Amicis, dal suo libro Ricordi di un viaggio in Sicilia) che attraversa un paradiso terrestre, interrotto qua e là da zone dell’inferno. Il paradiso è il territorio ubertoso, le vedute amplissime sul mare, sulle terre coltivate, sul cono dell’Etna che è sempre visibile, ora dall’una ora dall’altra prospettiva, lungo tutto il tragitto. L’inferno, se proprio così vogliamo chiamarlo, è lo spettacolo corvino delle lave solidificate muraglie di lava alte come case, mucchi di materiale vulcanico rabescato, striato, foggiato in mille strane forme di serpenti e di corpi umani mostruosi, dove non appare un filo d’erba.

Il tracciato della Ferrovia Circumetnea fu progettato da un ingegnere inglese, Robert Trewhella, che, nel 1885, come si legge nel sito della ferrovia “stipulò un compromesso col Consorzio, in base al quale avrebbe dovuto occuparsi di tutto, dal progetto alla costruzione ed all’esercizio della linea, in cambio dell’esclusività sulla linea e del divieto di concessione di altre linee con lo stesso percorso”.

Circumetnea

I lavori iniziarono quattro anni dopo e ultimati nell’arco di sei anni: nel 1895 entrò in servizio il primo tratto, nel 1898 si poteva viaggiare per l’intero percorso intorno al vulcano.

Oggi come allora, l’escursione sull’Etna a bordo delle littorine che sferragliano lungo l’unica linea a scartamento ridotto rimasta in Sicilia, è fra le più richieste dai visitatori del territorio del vulcano. Anche se, di fatto, non è un’attrazione turistica in senso stretto, fin dalla sua inaugurazione si è rivelata utile non solo a chi viaggiava per lavoro, ma anche a coloro che si spostavano per piacere.

I principali fruitori, comunque, erano e sono ancora i pendolari – coloro, cioè che dai paesi dell’Etna dovevano spostarsi a Catania e viceversa – e i titolari di attività economiche, soprattutto agricole, che grazie ai treni potevano trasportare le proprie merci verso la costa con una velocità e una semplicità fino ad allora impensabile. Ecco, velocità è forse una parola grossa. A causa della tortuosità del percorso, che attraversa tutti i paesini delle falde, salendo, nella zona di Bronte, fino alla ragguardevole altezza di 1000 metri sul livello del mare, il trenino ancora oggi raggiunge al massimo la velocità di 60 km all’ora. Non proprio mozzafiato, e in effetti impiega circa tre ore e mezza per compiere l’intero percorso di un centinaio di chilometri (comunque un miglioramento rispetto all’epoca di De Amicis!). Tuttavia, a meno che non si abbia uno specifico impegno, la scarsa velocità non è un problema. Al contrario, consente ai viaggiatori di “gustare” con tutta calma i paesaggi.

Circumetnea

Il treno parte da Catania e inizia il suo viaggio attraversando la periferia cittadina. Poiché questa parte del percorso non è obiettivamente di particolare interesse, se ne può approfittare per fare amicizia con i compagni di avventura: sulle littorine dell’Etna che, come accennato, sono molto utilizzate dai pendolari, i passeggeri si conoscono tutti e la presenza di “visitatori” suscita sempre curiosità e interesse. Senza dubbio ci sarà qualcuno che vorrà darvi consigli su questo e quell’altro, indicarvi luoghi da non perdere o un “posticino” per mangiare l’autentica cucina etnea. Uno dei vantaggi di quest’escursione, infatti, è quello che si può salire e scendere dalle littorine a piacimento: se si ha voglia di visitare uno o più paesi, si può lasciare un treno e ripartire col successivo.

Dopo Misterbianco, quasi d’incanto ecco che comincia il “vero” paesaggio etneo: la linea ferrata si dipana fra colate laviche vecchie di secoli che a volte si spingono quasi fin sui binarsi e si contendono lo spazio con frutteti, orti, vigne e, naturalmente, con i borghi dell’Etna.

CircumetneaIl primo comune di un certo rilievo sul percorso è Paternò: conta quasi 50mila abitanti e la principale voce della sua economia è l’agrumicoltura. Il principale luogo di interesse per chi decide di scendere qui è la collina su cui sorgono il Castello Normanno e la Basilica di Santa Maria dell’Alto, entrambi di fondazione medievale. Ma mentre la chiesa venne profondamente modificata nei secoli seguenti, per venire adeguata al gusto barocco, la fortezza rimane nel suo aspetto originale, con le spesse mura di lava corvina in cui la pietra calcarea ritaglia leziose finestre bifore.

Curiosamente, nella vicina Adrano c’è un castello normanno quasi identico a questo: stessa forma quadrangolare e massiccia, stessa posizione prominente. Adrano, del resto, condivide molte parti della sua storia con Paternò, com’è testimoniato anche dai reperti custoditi nel museo archeologico, ospitato proprio all’interno del castello. Gli altri edifici principali sono la Chiesa Madre dedicata all’Assunta e la Chiesa di Santa Lucia, a cui è annesso un mastodontico monastero.

La littorina piega ora verso nord e raggiunge Bronte, la capitale del pistacchio, prodotto rinomatissimo non solo in Sicilia. Qui, dunque, la sosta sarà di carattere gastronomico, anche se pure questo piccolo paese custodisce interessanti memorie del proprio passato.

CircumetneaInizia da qui il tratto considerato più spettacolare del percorso: la linea ferrata raggiunge la sua quota massima, i quasi mille metri dell’altopiano di Maletto, dopo aver attraversato una colata spettacolare di lave a corda. E arriva così a Randazzo che, nonostante le distruzioni causate dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, custodisce ancora i segni del suo lungo passato, fra cui le belle chiese Santa Maria e di San Nicola.

Dopo Randazzo, quando il trenino inizia la sua discesa verso la valle del Fiume Alcantara, il paesaggio si fa nuovamente meno selvaggio, “addomesticato” da frutteti e soprattutto vigneti. Questa è una delle principali zone di produzione del rinomato vino dell’Etna, uno dei prodotti più interessanti dell’enologia non soltanto siciliana. Peraltro, la Ferrovia organizza anche un particolare “treno del vino dell’Etna” con la visita di due cantine.

Parlando di tempo libero, vale la pena segnalare anche che è possibile portare a bordo la propria bicicletta, per raggiungere comodamente i siti più belli del vulcano da esplorare su due ruote.

Tutte le info, il costo dei biglietti ecc. sul sito della Ferrovia Circumetnea.

Autore

Maria Cristina Castellucci